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Rapito (2023), la recensione del film di Marco Bellocchio: ottimo cinema italiano, civile e laico

28/05/2023 16:39

Mattia Salvi

Recensione Film, Film Drammatico, Film Italia, Fabrizio Gifuni, Marco Bellocchio, Filippo Timi,

Rapito (2023), la recensione del film di Marco Bellocchio: ottimo cinema italiano, civile e laico

Marco Bellocchio torna dietro la macchina da presa con Rapito, in uscita nelle sale italiane dal 24 maggio.

Un anno dopo Esterno notte, uno dei trionfatori dell’ultima edizione dei David di Donatello, Marco Bellocchio torna dietro la macchina da presa con Rapito, in uscita nelle sale italiane dal 24 maggio. Prodotto da IBC Movie, Kavac Film e Rai Cinema, artefici di una poderosa collaborazione italo-franco-tedesca, il film è in concorso alla 76°edizione del Festival del Cinema di Cannes.

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Bologna 1858, la vita dei Mortara, una tranquilla e numerosa famiglia ebraica, viene completamente stavolta dall’arrivo improvviso della polizia pontificia. 

L’ordine è tanto semplice quanto assurdo: il piccolo Edgardo (Enea Sala) sarebbe stato battezzato pochi mesi dopo la sua nascita, pertanto, secondo il diritto canonico, deve essere prelevato e cresciuto secondo i principi della Chiesa Cattolica. La notizia, oltre a fare scalpore in tutta Europa, coinvolge il “Papa-Re” in persona, quel Pio IX(Paolo Pierobon) che domina incontrastato in alcune regioni italiane. Comincia così per il padre Salomone (Fausto Russo Alesi) e la madre Marianna (Barbara Ronchi) un lungo calvario per riprendersi il loro bambino, sullo sfondo di un’Italia che lentamente sta completando il suo problematico Risorgimento.

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Innanzitutto, Rapito si inserisce in modo pressoché perfetto nella corposa filmografia di Bellocchio. Portavoce di un cinema civile, laico, spesso in costume, il regista piacentino non si è mai risparmiato nel denunciare problemi e storture squisitamente italiane. In Rapito, non senza un certo coraggio, egli riporta alla luce una storia vera e mai davvero superata: una vicenda che negli anni ’50 sconvolse l’opinione pubblica internazionale, e che ancora oggi suscita un certo fascino sinistro. 

 

Perché la parabola dei Mortara, forse per la prima volta in modo così dirompente, smascherava non soltanto le manovre politiche alquanto discutibili del Vaticano, ma anche un crescente antisemitismo, che sarebbe poi divampato drammaticamente nel secolo successivo.

Coraggiosa e coerente: così si potrebbe definire l’intera filmografia di Bellocchio, che anche in Rapito si conferma uno dei registi più importanti della nostro panorama cinematografico. E se in Esterno notte si apprezzava la portata rivoluzionaria di un progetto produttivo a metà tra serie TV e film a puntate – cosa non banale per un cineasta ottantatreenne -, in Rapito è una lineare e precisa struttura narrativa a scandire un racconto sempre intrigante, in grado di rivelarsi persino imprevedibile – e perfettamente pensato - nella rischiosa seconda parte. Encomiabile in tal senso la sceneggiatura di Susanna Nicchiarelli, Edoardo Albinati, Daniela Ceselli e dello stesso Bellocchio, che con puntuale precisione filologica ricostruisce anche linguisticamente un periodo storico che meriterebbe più attenzione “cinematografica”

 

Perché la storia di Edgardo Mortara è interessante e altamente paradigmatica: essa, raccontata senza peli sulla lingua, ben descrive il colore di un’epoca ambigua, ricca di paradossi.

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Risulta così assolutamente indovinata la scelta di affidarsi a un cast che si rivela più corale del previsto: le viscerali interpretazioni dei componenti della famiglia Mortara, soprattutto quelle Russo Alesi e Ronchi, convincono sin dal primo istante, e ancor più intense si rivelano le prove di chi dovrebbe incarnare il lato oscuro della Chiesa: non soltanto Pierobon, eccellente interprete di un papa umano e spietatissimo, ma anche i “funzionari” Fabrizio Gifuni e Filippo Timi, i quali restituiscono allo spettatore tutte le contraddizioni di un’istituzione soprattutto politica, oltre che religiosa. 

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Regia esperta, scrittura audace e interpretazioni all’altezza non sarebbero stati elementi così incisivi senza un collaudato comparto tecnico: la fotografia di Francesco Di Giacomo, le scenografie di Andrea Castorina e i costumi di Sergio Ballo e Daria Calvelli ricostruiscono alla perfezione la direzione confusa che il nostro paese stava prendendo durante il Risorgimento; quella strada che, tracciata dalle prevaricazioni di un potere ottuso e impenetrabile, risulta ancora percorribile ai giorni nostri. Ed è forse questo il messaggio principale di Rapito: informarci con una storia tutta italiana sapientemente raccontata che un’ingiustizia accaduta più di 150 anni fa, prescindendo dalle modalità, si può ripresentare identica per gravità e desiderio di sopraffazione. Sta al cittadino – quanto più coscienzioso e consapevole possibile – riconoscerla e non fuggirla.


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Genere: drammatico

Paese, anno: Francia/Germania/Italia, 2023

Regia: Marco Bellocchio

Sceneggiatura: Daniela Ceselli, Edoardo Albinati, Marco Bellocchio, Susanna Nicchiarelli

Fotografia: Francesco Di Giacomo

Montaggio: Francesca Calvelli, Stefano Mariotti

Interpreti: Alessandro Bandini, Andrea Gherpelli, Aurora Camatti, Barbara Ronchi, Bruno Cariello, Corrado Invernizzi, Daniele Aldovrandi, Enea Sala, Fabrizio Contri, Fabrizio Gifuni, Fausto Russo Alesi, Federica Fracassi, Filippo Timi, Flavia Baiku, Giulia Quadrelli, Giustiniano Alpi, Leonardo Bianconi, Leonardo Maltese, Orfeo Orlando, Paolo Calabresi, Paolo Pierobon, Riccardo Bandiera, Samuele Teneggi, Tonino Tosto, Walter Lippa

Colonna sonora: Fabio Massimo Capogrosso

Produzione: Ad Vitam, ARTE, Arte France Cinéma, Bayerischer Rundfunk (BR), Canal+, Ciné+, IBC Movie, Kavac Film, Rai Cinema, The Match Factory

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 135'

Data di uscita: 25/05/2023

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