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Cinema universale d'essai

21/03/2009 12:00

Stefano Camaioni

Recensione Film,

Un luogo dove quotidianità e cultura si incontrano, dialogano, dibattono, mentre tra una proiezione e l'altra signorotti come Rainer Werner Fassbinder e Ingmar

Un luogo dove quotidianità e cultura si incontrano, dialogano, dibattono, mentre tra una proiezione e l'altra signorotti come Rainer Werner Fassbinder e Ingmar Bergman vengono goliardicamente tirati in causa tra insulti e grida.


Cinema Universale d'Essai è un documentario nostalgico, un manifesto che detta il suo amore per il cinema come entità fisica prima che come forma d'arte; è un report meticoloso e commemorativo su una delle sale cinematografiche più controverse ed interessanti degli anni 70'/80' fiorentini. Il lungometraggio ripercorre tutte le tappe esistenziali di questo luogo senza tempo né parte, un vero e proprio rione popolare dove, curiosamente, giovani e giovanissimi si riunivano per scontrarsi in ardimentosi dibattiti politici, o più innocentemente, per rivolgere calorosamente invettive agli attori proiettati sullo schermo. I testimoni lo descrivono come qualcosa di incredibile: una magica alchimia dove chiunque aveva l'occasione di guardare e commentare, più o meno intelligentemente, film di Jodorowsky e Bertolucci, lanciati in pasto a quello che oggi chiameremmo – con un po’ di puzza sotto il naso – pubblico medio. C'è chi è pronto a giurare di aver visto piccioni volare nella sala, chi ha sgommato tra le file con un motorino e chi si è fermato alla cassa con una fiat '500. In qualche modo la sala è divenuta, negli anni, un nitido emblema della spontaneità e dell'euforia fiorentina.


Un documentario piacevole, specialmente per chi l'Universale l'ha vissuto davvero, ma anche per tutti gli altri: nel corso di quasi vent’anni, la storia della sala ha abbracciato intere generazioni, accusandone la perdita di valori, l'esasperata irruenza e l'infausto ingresso della droga, spettatore pericoloso e non pagante. Pieno di lucide e spassose testimonianze, che vanno dai vecchi spettatori a personaggi famosi dello spettacolo fiorentino doc, Cinema Universale d'Essai riesce a coinvolgere lo spettatore grazie anche ad un'impeccabile montaggio, così ben realizzato da rendere il racconto filmico sempre scorrevole e mai noioso, nonostante una realtà legata a radici lontane da renderlo, almeno apparentemente, ostico ai più. Per quanto il film sia riuscito ad abbattare le linee di confine provinciali e regionali, è ovvio che non riesca a fare leva su un pubblico profano del tutto ignaro dell'esistenza di un luogo del genere. Lo spettatore è posto di fronte alla possibilità di farsi una chiara idea di ciò che la sala fiorentina è stata fino alla sua chiusura, evidenziando il profondo contenuto che emerge dall’esplosiva miscela di cinema d'autore e gente di periferia; un'analisi così schietta e disarmante da lasciare stupito chiunque.


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