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le parti noiose tagliate

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Blubberella

11/11/2011 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Blubberella

1940...

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1940. Blubberella (Lindsay Hollister) è una dampir, creatura metà donna e metà vampiro, che combatte contro l'esercito nazista. Durante una missione viene in contatto con le forze della resistenza locale e si innamora del loro leader, Nathaniel (Brendan Fletcher). Ma sulle loro tracce vi è un crudele comandante tedesco (Michael Parè) che, sopravvissuto a un precedente scontro con Blubberella, è divenuto anch'esso un succhiasangue.


Ultimo parto della follia autolesionista di Uwe Boll, Blubberella ha almeno il pregio - se così si può definire - di non prendersi per nulla sul serio, seguendo il filone della farsa e avvicinandosi in questo senso a Postal, probabilmente ad oggi la produzione più riuscita del cineasta tedesco. Se in quel caso si mettevano alla berlina addirittura i rapporti tra la famiglia Bush e Osama Bin Laden, questa volta Boll tira in ballo il nazismo e la figura di Adolf Hitler, rappresentato qui in una sortita onirica e in maniera del tutto caricaturale, candidandosi come il Fuhrer più improbabile mai visto su grande schermo. In un'ambientazione pseudo fantasy collocata in un 1940 contaminato dalle tecnologie odierne, il regista crea così un asse temporale anacronistico in cui la componente drammatica e sociale viene fortunatamente evitata, lasciando spazio a una comicità di stampo demenziale che, nonostante una realizzazione tecnica di bassissimo livello, riesce incredibilmente a strappare qualche risata.


Complice la breve durata, Blubberella regala alcune gag parzialmente riuscite, purtroppo debilitate dalla dozzinalità della regia, totalmente incolore e priva di qualsiasi guizzo degno del genere. Che in questo caso l'obiettivo di riferimento di Boll sia Mel Brooks appare piuttosto chiaro nella continua citazione di classici e situazioni viste e riviste, ovviamente in un confronto perso clamorosamente dal filmaker tedesco, che non lesina nei suoi sprezzanti dialoghi di lanciare l'ennesima frecciata alla critica cinematografica, da sempre assai poco tenera nei suoi confronti. Le interpretazioni, a cominciare da quella della possente protagonista Lindsay Hollister non sono certamente memorabili, eccezion fatta per la simpatia di un Michael Paré, ormai feticcio bolliano, divertente e divertito generale nazista.



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