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Tartarughe Ninja alla riscossa

02/03/2014 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film, tartarughe ninja,

Tartarughe Ninja alla riscossa

Uscito nel 1990, il film diretto da Steve Barron è un perfetto ibrido tra la serie animata omonima di successo del 1987 ed il fumetto originale: nonostante i to

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Uscito nel 1990, il film diretto da Steve Barron è un perfetto ibrido tra la serie animata omonima di successo del 1987 ed il fumetto originale: nonostante i toni siano continuamente alleggeriti dalle simpatiche gag che vedono coinvolti i quattro protagonisti, le ambientazioni prevalentemente notturne richiamano l’oscurità che caratterizzava gli episodi cartacei, più violenti e rivolti ad un pubblico adolescente.


In una New York schiacciata dal crimine sembra non esserci più speranza per gli onesti cittadini. Bande di teppisti guidate da un potente maestro ninja giapponese, Shredder (James Saito), minacciano la legalità gettando nel panico la polizia locale. Quando sembra che tutto sia perduto intervengono quattro tartarughe ninja mutanti munite di guscio e affamate di pizza: Raffaello (Josh Pais), Leonardo (David Forman), Michelangelo (Michelan Sisti) e Donatello (Leif Tilden). Grazie all’aiuto di una bella giornalista, April O’Neil (Judith Hoag), i quattro strambi guerrieri faranno di tutto per far trionfare la giustizia e liberare il loro caro maestro Splinter (Kevin Clash), un ratto antropomorfo caduto nelle mani di Shredder. Con loro lotterà anche Casey Jones (Elias Koteas), un paladino della giustizia munito di maschera e mazza da hockey.


Tartarughe Ninja alla riscossa è un classico pop corn-movie di inizio anni ’90, in cui gli abiti larghi, il rap e i walkman la fanno da padroni. Divenuto col tempo un vero e proprio cult, soprattutto per coloro che sono cresciuti coi cartoni animati, il film di Barron è un prodotto indipendente dai costi di produzione elevati ma dalle pretese modeste: povero di combattimenti degni di nota, di scene madri memorabili e di effetti speciali sorprendenti, la pellicola punta tutto sui numerosi sketch tra le tartarughe, Splinter ed il nerboruto Casey Jones, tralasciando cosi l’aspetto più dark che aveva caratterizzato il fumetto originale. Lo stesso Shredder, che mantiene l’antica dignità di cattivo temibile rispetto ai cartoni animati, viene liquidato con troppa svogliatezza da una sceneggiatura distratta e piena di buchi. Rimangono comunque gli ottimi costumi delle quattro tartarughe, ben disegnati e congegnati in modo da poter rendere fluidi i movimenti degli attori al loro interno. Un film per famiglie che verrà ricordato per essere stato la prima trasposizione cinematografica dei fumetti ideati da Kevin Eastman e Peter Laird nel 1984.



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