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Rumore bianco

29/06/2010 10:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Rumore bianco

Esordio alla regia di Alberto Fasulo, Rumore bianco ha vinto nel 2008 il Premio "miglior film documentario" all’Ischia film festival 2009...

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Esordio alla regia di Alberto Fasulo, Rumore bianco ha vinto nel 2008 il Premio "miglior film documentario" all’Ischia film festival 2009. Parlando di prime volte, è anche il primo film distribuito al di fuori dei Cinema da Tucker Film, neonata società che ha portato nelle sale il capolavoro Departures. Scelta senza dubbio coraggiosa, visto il ben poco e risaputo interesse che il grande pubblico riserva a prodotti di questo genere, spesso osannati all'estero ma nel Belpaese vittima di una miopia che premia solo blockbuster e cinepanettoni. Rumore bianco si discosta però anche dai classici del documentario e propone uno sguardo totalmente osservatore: il regista quasi si limiti (ma questo, invece di un limite, è un pregio) a far parlare le immagini, le persone e i luoghi al centro della cinepresa, immergendo in questo modo lo spettatore quasi si trovasse davanti egli stesso ai fatti mostrati.


Ambientato sulle rive del Tagliamento, fiume friulano chiamato "il Re degli Alpini", il film vuole osservare le vite di chi, vivendo nei pressi del corso d'acqua, ne trae vantaggi e fortune, o per semplice necessità abbia bisogno delle sue acque. Si incontrano così le esistenze di svariate persone: da una vecchia che vive sulle colline soprastanti a due tecnici che lavorano sulla vicina diga, da una signora anziana alle prese con i problemi di tutti i giorni, tra telefonate e conversazioni, a un uomo che porta a passeggio il suo cane nei pressi del fiume e molte altre ancora; tutte intente alla normale quotidianità, senza remore di mostrarla alle telecamere. La fatica e la dedizione di chi è ancora connesso, per volontà o forse per impossibilità di scelta, a un mondo rurale, tra le campagne e piccoli paesini, ad accudire gli animali e vivere in un "quasi" tutt'uno con la natura circostante. Non mancano scene di repertorio, che ricordano come il Tagliamento durante la seconda guerra mondiale sia stato luogo di bombardamenti e quindi oggi carico di ricordi dolorosi, che culminano con la ricerca da parte di volontari di alcuni ordigni inesplosi e rimasti sotterrati per oltre cinquant'anni. E ancora immagini di annata, di una passata alluvione e dei danni che ha causato, messa a confronto con l'attuale stato del fiume. In una sorta di connubio tra passato e presente, il Tagliamento diventa come un vecchio saggio che ha osservato ere e luoghi cambiare nel tempo.


Nessun commento fuori campo, nessun tentativo di esprimere un opinione personale. Fasulo è e rimane uno spettatore "attivo"; non aggiunge o toglie nulla alle voci e ai volti dei veri protagonisti - gente comune che si muove spontaneamente davanti alle telecamere, senza cambiare il proprio modus vivendi. Fattore sottolineato dall'uso costante dei sottotitoli - i dialoghi avvengono in dialetto friulano "stretto" o, in sporadici casi, in tedesco. I suoni, i più impercettibili brusii della boscaglia, i fragranti rombi dei tuoni di un temporale in divenire, il cinguettio di un gruppo di uccelli, il frusciare della piogga incessante e soave, quasi una cantilena di rilassante ritorno alle origini. Il rumore bianco del titolo altro non è che il sordo agitarsi dell'acqua, un accompagnamento suadente che sprona il silenzio a esprimersi, a diventare cantore di un mondo seppur logisticamente relativamente vicino, assai lontano per tipologie di vita dalla comune società in cui si è abituati a vivere. Paradossalmente, e con le debite proporzioni, lo stile di ripresa, indagatore e rispettoso, porta alla memoria il cinema più documentaristico di Herzog, senza qui naturalmente l'intromissione dell'autore. E gli ultimi, brevi e intensi minuti, in cui è solo la naturale "melodia" del Tagliamento ad accompagnare uno schermo nero, permettono un'immersione totale nel luogo. Rumore bianco è difficilmente catalogabile nell'ambiente "cinema", ma è un qualcosa che travalica la stessa celluloide per ambire a un caleidoscopio di emozioni e sensazioni universali.


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