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Pandorum - L'universo parallelo

07/07/2010 11:00

Marco Filipazzi

Recensione Film,

Pandorum - L'universo parallelo

Sembra che il genere fantascientifico stia lentamente risvegliandosi dopo un torpore decennale, che ha visto maghi, orchi e incantesimi farla da padroni sugli s

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Sembra che il genere fantascientifico stia lentamente risvegliandosi dopo un torpore decennale, che ha visto maghi, orchi e incantesimi farla da padroni sugli schermi cinematografici delle ultime stagioni. Nell'ultimo anno, infatti, sono state parecchie le pellicole con elementi sci-fi approdate nei cinema, dal cartoon Mostri contro alieni allo splendido Moon con Sam Rockwell, passando per il rivoluzionario Avatar, fino all'imminente reboot di Predator e a questo Pandorum. Un cocktail fanta-horror che ben si addice al periodo estivo e che arriva da noi con quasi un anno di ritardo rispetto all'uscita americana (settembre 2009). Sotto il sole non c'è granché di nuovo e i paragoni con i capisaldi del genere (Alien e Punto di non ritorno in primis) sono inevitabili, ma ciò non vuol dire che Pandorum sia un prodotto da scartare.


Un uomo (Ben Foster, Quel treno per Yuma) si risveglia da un sonno criogenico ritrovandosi sul ponte di comando di un'immensa nave spaziale, l'Elysium. Non sa per quanto ha dormito, non sa dov'è diretto, non sa quale sia la sua missione né che carico trasporti la nave. Claustrofobia, senso di vuoto, buio mentale. I primi dieci minuti di Pandorum sono più che efficaci (complice l'ottimo uso della contrapposizione rumore/silenzio a sottolineare l'impotenza del protagonista) e attanagliano lo spettatore immergendolo immediatamente nella vicenda.


Il semi esordiente Travis Milloy orchestra una storia incalzante che, complici il montaggio serrato e qualche escamotage della vecchia scuola (lo spettatore che riceve dettagli mano a mano che i protagonisti ricordano), riesce a distrarre l'attenzione da alcune falle di sceneggiatura. Certo, alcune cose non si possono certo definire originali e molte sequenze (soprattutto nella parte centrale del film) risentono troppo di una stilizzazione tipica della “dinamica da videogioco”. Spunti interessanti però ne appaiono, a partire dall'incipit della storia sino alla spiegazione della sindrome di Pandorum e alla visione della Elysium come una futuristica Arca di Noé. Nel suo complesso il film scorre bene nonostante la prevedibilità di alcuni colpi di scena e un'eccessiva prolissità della storia (tagliare un quarto d'ora di girato avrebbe senz'altro giovato). Particolari menzioni di merito vanno al reparto fotografia, che alterna momenti dark a luci fluorescenti (con un occhio gettato a The Descent di Neil Marshall) e alle monumentali scenografie costruite completamente in studio, senza aggiunte di CGI. Al regista Christian Alvart va l'encomio di dirigere un film più che godibile, possibilmente da vedere con la mente sgombra da preconcetti e superflui paragoni con altre pellicole del genere: Pandorum è un ottimo prodotto che riesce a innestare elementi horror in un contesto fantascientifico, senza tralasciare alcune sequenze gore. Ottimo il cast, superbe le scenografie, claustrofobica l'ambientazione. In più qualche brivido lungo la schiena è assicurato, il che non guasta durante la torrida estate.


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