L’hangar rosso, primo film di finzione del documentarista Juan Pablo Sallato, è un dramma teso e claustrofobico ambientato l’11 settembre 1973, giorno del golpe cileno e dell’uccisione del legittimo presidente Salvador Allende.
L’Accademia aeronautica di Santiago trasformata in un campo di prigionia
Il capitano Jorge Silva (Nicolás Zárate), ex valente paracadutista, un tempo capo dell’intelligence dell’Aeronautica, è ora incaricato di addestrare le reclute dell’Accademia aeronautica di Santiago. Militare fedele ad Allende, Silva, il giorno del colpo di Stato, si vede assegnare il compito di trasformare l’Accademia in una prigione per i numerosi oppositori arrestati. In particolare, dovrà gestire l’arrivo dei prigionieri nel cosiddetto “hangar rosso”, un padiglione in cui le persone arrestate vengono raggruppate e torturate, prima di essere deportate presso lo stadio di Santiago dove molte di loro troveranno la morte. Nonostante l’orrore che il capitano Silva prova per ciò che gli è stato comandato, il suo spirito di militare gli impone di rispettare gli ordini dei superiori, in particolare quelli del colonnello golpista Jahn (Marcial Tagle), suo vecchio e rancoroso rivale divenuto, dopo il colpo di Stato, comandante in capo dell’Accademia. Silva, che nel frattempo farà in modo di non doversi macchiare dell’uccisione a sangue freddo di due prigionieri, sarà a sua volta vittima, insieme ad altri ufficiali fedeli al governo legittimo, di un’epurazione che lo condurrà a essere lui stesso prigioniero del regime dittatoriale di Pinochet.
Un film tratto da un libro autobiografico
L’hangar rosso è tratto da Disparen a la bandada, libro autobiografico di Fernando Villagrán, uno dei due giovani che ebbero salva la vita grazie all’umanità e alla pietà del capitano Silva. Juan Pablo Sallato e lo sceneggiatore Luis Emilio Guzmán ne ricavano un film breve, appena 81 minuti, ma intenso, girato in un rigoroso bianco e nero che restituisce appieno il senso di morte e di grigio che ha ammantato la dittatura cilena durante gli anni in cui ha soggiogato il popolo cileno, e che contrasta con il rosso del titolo, che sia quello del colore politico dei prigionieri o del sangue delle vittime. Le frequenti riprese in primo piano, che serrano i personaggi in una morsa spietata dalla quale non possono sfuggire, contribuiscono ad aumentare il senso di soffocamento che pervade tutto il film. Un crescendo di tensione che svela il dramma morale di un uomo perbene, quale è il capitano Silva, nel momento in cui si trova di fronte a un ordine che, se eseguito, si trasformerebbe in un atto criminale, rendendolo complice di un regime dal quale si sente estraneo.
Fedeli allo Stato democratico
Il film di Sallato si aggiunge al lungo elenco di opere cinematografiche che trattano il periodo buio della dittatura cilena. Lo fa però adottando un punto di vista molto particolare, facendo emergere un episodio rimosso della storia del Paese andino: quello dell’opposizione interna esercitata da alcuni ufficiali dell’aviazione che non accettarono di tradire il governo legittimamente eletto, trasformandosi in carnefici dei propri concittadini e pagando personalmente per essere rimasti fedeli ai propri valori e per la fedeltà dimostrata allo Stato democratico.

Scheda Film
Titolo originale: Hangar Rojo
Titolo originale alternativo: The Red Hangar
Regia: Juan Pablo Sallato
Sceneggiatura: Luis Emilio Guzmán, Fernando Villagrán
Interpreti: Nicolás Zárate, Boris Quercia, Marcial Tagle, Catalina Stuardo, Aron Hernández
Fotografia: Diego Pequeño
Montaggio: Valeria Hernández, Sebastián Brahm
Musica: Alberto Michelli, Matteo Marrella
Produzione: Villano Producciones, Brava Cine, Rain Dogs, Caravan, Berta Film, TVN
Distribuzione italiana / piattaforma: I Wonder Pictures
Durata: 81 minuti
Distribuzione: I Wonder Pictures



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