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La sala professori (2023), la recensione del film candidato agli Oscar: un ottimo racconto del microcosmo scuo

25/02/2024 14:00

Marcello Perucca

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La sala professori (2023), la recensione del film candidato agli Oscar: un ottimo racconto del microcosmo scuola

Candidato a rappresentare la Germania per la corsa all’Oscar come miglior film straniero.

La sala professori, quarto lungometraggio di İlker Çatak, regista tedesco di origini turche, approda nelle nostre sale distribuito da Lucky Red.

 

Pluripremiato in vari festival internazionali e candidato a rappresentare la Germania per la corsa all’Oscar come miglior film straniero, il film di Çatak rappresenta un riuscito spaccato di un microcosmo, quello scolastico, in cui le dinamiche fra professori, alunni e personale non docente replicano quelle che si trovano nel mondo esterno. 

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Tutto il film, infatti, è significativamente girato fra le mura di una scuola media tedesca.

Qui è da poco approdata Carla Nowak (Leonie Benesch), insegnante di matematica e di educazione fisica, che si viene a trovare, suo malgrado, coinvolta in una vicenda di furti all’interno della struttura. Ruberie per le quali, inizialmente, viene accusato il giovane Ali (Can Rodenbostel), dopo una quanto meno inopportuna perquisizione dei portafogli degli alunni condotta da parte del collega Thomas (Michael Staffa) sotto lo sguardo di disapprovazione di Carla 

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Scagionato Ali, Carla decide di indagare alla sua maniera su chi sia veramente il ladro, lasciando accesa la telecamera del proprio computer in sala professori. Dopo essersi resa conto di essere stata, a sua volta, derubata di una certa somma di denaro che conserva nella borsa e aver visionato il video, accusa del furto la segretaria, Friederike Kuhn (Eva Löbau), basandosi unicamente su un particolare ripreso dalla telecamera, senza, tuttavia, portare prove inconfutabili e sconfessando, quindi, ciò afferma in classe (“da una prova si arriva sempre a una conclusione”). 

 

Si innesca, a questo punto, una serie di avvenimenti a catena che fanno precipitare la situazione, mettendo in crisi Carla e ponendola in cattiva luce di fronte ai ragazzi - fra cui, in particolare, il promettente Oskar (Leonard Stettnisch), figlio di Kuhn - ai genitori degli alunni e alla maggior parte del corpo docente e non docente.

La sala professori è un film drammatico ottimamente recitato, in particolare da Leonie Benesch e dal giovane, sorprendente, Leonard Stettnisch. Gli sceneggiatori – lo stesso İlker Çatak e Johannes Duncker – hanno inteso mettere in luce le disfunzioni di un’istituzione come quella scolastica, nella quale si vengono a instaurare rapporti di potere negativi, che mettono in crisi l’operato di chi, come Carla, crede fortemente nella capacità della scuola di creare adulti migliori.

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Il film si svolge esclusivamente all’interno del complesso scolastico, senza alcuna divagazione o ingerenza esterna: non si conosce la città in cui si svolge il film, ben poco sappiamo della vita dei protagonisti. Proprio questa chiusura verso il mondo esterno fa della scuola un piccolo mondo nel quale vengono riproposte le dinamiche negative che si trovano al di fuori: ipocrisia; capacità da parte di alcuni docenti, che detengono il potere, di plagiare gli alunni; incapacità di ammettere le proprie responsabilità; bullismo e razzismo strisciante. 

 

Sotto questo punto di vista è molto potente la scena della perquisizione in classe degli studenti, per altro ispirata a un fatto realmente accaduto nella scuola frequentata ai tempi da Çatak e Duncker (a loro volta compagni di scuola), a simboleggiare l’atteggiamento prevaricatore da parte dell’istituzione che, di fatto, rappresenta il potere.

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La sala professori è un’opera che, nelle intenzioni degli autori, rappresenta l’occasione per analizzare un sistema e poter riflettere sulla società. La scuola vista quindi come un laboratorio di analisi e punto di osservazione; una sorta di modellino in scala della società dove, da un posto ben definito e impenetrabile dall’esterno -  la sala professori - si prendono decisioni e ci si scontra senza che, del resto, nulla trapeli all’esterno. Perché, come afferma la stessa protagonista: “Ciò che si dice in sala professori rimane in sala professori”.

 

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Un film che tratta, fra l’altro, il tema della ricerca della verità che naufraga di fronte al fatto che, come afferma il regista, si finisce per credere a “una” verità, quella che fa meglio al caso nostro. Come Oskar, che crede nell’innocenza della madre e inizia una personale ribellione affinché si affermi la realtà in cui lui crede; o come Carla che mette in atto varie azioni per ottenere la giustizia in cui crede, scontrandosi di fronte alla necessità che ogni società ha di trovare un capro espiatorio. Pellicola intensa, impreziosita dalle musiche, mai fuori posto, di Marvin Miller

 


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Genere: drammatico

Paese, anno: Germania, 2023

Regia: Ilker Çatak

Interpreti:  Leonie Benesch, Leonard Stettnisch, Eva Löbau, Michael Klammer, Anne-Kathrin Gummich, Kathrin Wehlisch, Sarah Bauerett, Rafael Stachowiak, Uygar Tamer

Sceneggiatura: Ilker Çatak, Johannes Duncker

Fotografia: Judith Kaufmann

Montaggio: Gesa Jäger

Musiche: Marvin Miller

Produzione: if... Productions 

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 98'

Data di uscita: 29 febbraio 2024

 

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