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"Non ho il fuoco del regista, piuttosto una grande curiosità": Claudio Bisio racconta il suo L'Ultima Volta c

30/10/2023 18:00

Matilde Migliosi

Intervista, Film Commedia, Film Italia, Shoah, Claudio Bisio,

"Non ho il fuoco del regista, piuttosto una grande curiosità": Claudio Bisio racconta il suo L'Ultima Volta che Siamo Stati Bambini a Piera Detassis

Claudio Bisio racconta il suo esordio alla regia in un incontro a Milano, al Cinema Anteo.

L’Ultima Volta Che Siamo Stati

Bambini, esordio alla

regia di Claudio Bisio, esce per l'anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma (16 ottobre):  abbiamo partecipato all'incontro al Cinema Anteo di Milano tra Bisio e Piera Detassis

In concomitanza con l’anniversario dello storico rastrellamento del ghetto di Roma, 16 ottobre 1943, esce al cinema l’esordio di Claudio Bisio alla regia: L’Ultima Volta Che Siamo Stati Bambini. Il film riesce a trasmettere la crudezza di una realtà lontana ma sempre attuale, utilizzando il tono inedito e interessante della commedia.

 

A confrontarsi con la nazismo è la magia dell’infanzia, in una storia tenera e delicata che Bisio ha voluto realizzare in modo scrupoloso ma sentimentale. Lo ha detto lui stesso durante l’intervista condotta da Piera Detassis al Cinema Anteo di Milano.
 

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Bisio racconta, divertito e divertendo, di non aver mai posseduto «il fuoco del regista», ma una forte curiosità. La direzione del film, infatti, è avvenuta quasi casualmente: il comico partecipava in veste di produttore ma, reso noto a tutti il grande interesse che aveva nei confronti della vicenda, gli è stato suggerito di prendere le redini del progetto e diventarne il regista. 

 

Il romanzo omonimo da cui è tratto il film (Fabio Bartolomei, Edizioni E/O) lo aveva praticamente fulminato, tanto da indurlo a condurre ricerche accurate e un casting approfondito.

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Bisio ha, infatti, voluto rispettosamente riportare l’autentica storia della Comunità Ebraica degli anni '40, alla ricerca del tono perfetto - tra comicità e drammatico - in un equilibrio delicatissimo tra gag alla Fantozzi e un finale tragico. 

 

Lo script è passato anche per le mani della storica Anna Foa, per poi finire in quelle del Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni: le svariate note aggiunte su ogni pagina del copione, a detta del neo regista, lo hanno fatto sentire di nuovo «sui banchi di scuola per un’interrogazione». 

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Una delle modifiche più importanti ha riguardato la scena finale, quando (SPOILER) il piccolo Italo viene deportato. Nella scrittura originale, infatti, era stato immaginato un treno con carrozze centoporte; ma la Comunità Ebraica ha fatto notare che tutti quelli partiti da Roma in quei giorni fossero stati caricati su carri bestiame. In altre parti di Europa sono stati utilizzati anche altri modelli di treno, ma non in Italia. 

 

Uno dei temi più interessanti del film è sicuramente quello del viaggio compiuto dai bambini. Bisio ha confessato di essere un grande amante di film per ragazzi, citando I Goonies, Stand By me e La Guerra dei Bottoni: nel suo film l'oggetto chiave della mappa disegnata è proprio un omaggio a questo genere.
 

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Bisio, dietro la macchina da presa è stato una sorpresa per tutti, soprattutto per la raffinatezza di alcune scelte artistiche, come la divisione drastica in atti attraverso l’elemento della guerra. 

 

Nel primo ci troviamo a Roma, bombardata e occupata dai nazisti; nel secondo inizia il viaggio dei protagonisti, che sembra quasi irreale per l’assenza di morte e distruzione; nel terzo atto, infine, la verità torna con tutta la sua violenza.

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Dai suoi quarant’anni di carriera come interprete, il comico ha sicuramente imparato l’importanza del rapporto regista-attore, cosa che ha voluto approfondire ancora di più con le sue piccole star. 

 

«Due mesi prima di iniziare a girare ho preteso di avere questi ragazzi al bootcamp, ho avuto tutti i bambini insieme con l'aiuto regista e la costumista. Siamo andati in un agriturismo in Toscana vicino a dove avremmo girato. Si sono divertiti, era sotto Pasqua, correvamo e facevamo dei giochi… soprattutto ruba-bandiera», ha dichiarato il regista.
 

Tra usi e costumi storicamente incompatibili, l’aneddoto più buffo che ha raccontato Bisio - tra emozione e goliardia - riguarda sicuramente i rievocatori. Questi uomini bizzarri e un po’ spaventosi sono stati utilizzati per ricoprire il ruolo dei nazisti come comparse. «Si sono portati le proprie armi e restavano nel personaggio anche dopo il termine delle riprese»: cosplayer inquietanti, con delle “vere facce cattive”, che sono però risultati piuttosto efficaci per l'immedesimazione dei giovani attori nella storia.

 

L’Ultima Volta che Siamo Stati Bambini  assicura un futuro da regista a Claudio Bisio, consolidato anche dalle parole di apprezzamento dei colleghi che omaggiano la sua capacità di ascolto. Pensieri affettuosi, infatti, sono arrivati da Riccardo Milani e Fabio Bonifaci. E, soprattutto, dalla senatrice Liliana Segre.

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