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Le Iene

29/03/2008 12:00

Ivan Zulberti

Recensione Film, harvey-keitel, tim-roth, steve-buscemi, michael-madsen,

Le Iene

Era il lontano 1992 quando un giovanissimo commesso di una videoteca decise di mettersi dietro la macchina da presa

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Rapine, violenza, sangue... solo questo? No, c'è molto di più. Era il lontano 1992 quando un giovanissimo commesso di una videoteca decise di mettersi dietro la macchina da presa. Grazie a qualche colpo di fortuna, e nonostante un budget praticamente irrisorio, ha inizio la carriera di uno dei più noti e amati cineasti degli anni ’90. Le Iene è il primo lungometraggio di Quentin Tarantino, da molti ritenuto addirittura superiore a Pulp Fiction, la pellicola che qualche anno dopo lo consegnerà alla fama internazionale. Le Iene in qualche modo già lascia intravedere quelle che saranno in futuro le caratteristiche del cinema di Tarantino e ne anticipa le straordinarie qualità. Un film duro, con una massiccia dose di violenza e un linguaggio certamente non per educande. Ma che senza dubbio ha fatto storia, cambiando in molti casi le regole del gioco e influenzando intere generazioni di giovani registi. Un film atipico, che abbraccia elementi thriller, noir e polizieschi.


La storia può apparire abbastanza lineare: una rapina in una gioielleria, ma qualcosa è andato storto. Il modo di raccontare questa storia, però, rende la pellicola straordinaria: Quentin Tarantino mostra tutto il suo talento gestendo la trama in un modo nuovo e originale, sconvolgendo l’intreccio attraverso flashback continui e imprevedibili, in un perpetuo gioco di citazioni e riferimenti che non possono non lasciare basiti. Il cast ci regala un’interpretazione eccezionale, con un Harvey Keitel sempre su livelli eccelsi e il grande Steve Buscemi, altrettanto bravo e convincente. Michael Madsen sfodera un personaggio destinato a crearsi uno spazio tutto suo all’interno dell’immaginario collettivo cinematografico: Vic Sorriso è un’icona del cinema per la sua commistione fra violenza e humour, fra mero sadismo e sconvolgente leggerezza omicida. La colonna sonora si mantiene sugli stessi livelli, con pezzi strappati agli anni '70, che ben si adattano alle scene sullo schermo e che allo stesso tempo scandiscono il ritmo con splendida efficacia: su tutti, la mitica Little Green Bag o la struggente Stuck In The Middle With You, pezzi che si stagliano con forza nella memoria dello spettatore, tanto da essere spesso identificati con le scene stesse che accompagnano. Un capolavoro da non perdere: regia di altissimo livello, dialoghi indimenticabili (come scordare la digressione su Like a Virgin di Madonna?) e un cast formidabile danno vita a un cocktail perfetto destinato a segnare la storia del cinema dagli anni ’90 in poi.


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