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Alpha - Un'amicizia forte come la vita

10/12/2018 11:00

Monica De Simone

Recensione Film,

Alpha - Un'amicizia forte come la vita

Una storia fantasy, un racconto d’avventura sullo sfondo di un luogo senza tempo

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Ventimila anni fa, nel Paleolitico superiore, durante una battuta di caccia ai bisonti della steppa, Keda, il giovane e fragile figlio del capo di una tribù, viene gravemente ferito e creduto morto dal resto del gruppo. Attaccato da un branco di lupi riesce a difendersi ferendo uno di loro. L’animale e Keda impareranno a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altro affrontando insieme i pericoli che la natura selvaggia e ostile porrà sul loro cammino. Com’è nata l’amicizia tra l’uomo e il cane? Questo il quesito al quale Alpha - Un'amicizia forte come la vita, diretto da Albert Hughes, prova a dare una risposta.


Keda e Alpha condividono lo stesso destino poiché ambedue sono stati abbandonati dai loro gruppi di appartenenza e sono esposti alle insidie e ai pericoli derivanti dalla loro condizione di isolamento. Costretti dalle circostanze a prendersi cura l’uno dell’altro daranno vita a un fortissimo legame destinato a cambiare per sempre la storia dell’umanità.


Ma il film è anche un racconto di formazione, poiché narra l’evoluzione del protagonista verso l’età adulta. Keda, descritto nelle prime sequenze come un ragazzo insicuro e poco adatto alla dura vita del cacciatore, compirà un viaggio alla scoperta di se stesso e della propria forza riuscendo, con l’aiuto di Alpha, a superare ogni tipo di avversità. Il suo è un percorso di crescita e di maturazione realizzabile solo attraverso la separazione dal padre e un nuovo rapporto con il diverso da sé. Quando tornerà a casa dopo il faticoso viaggio non sarà più lo stesso.


Lontano da qualsiasi intento di fornire una ricostruzione storica e antropologica del contesto in cui è ambientato, Alpha - Un'amicizia forte come la vita si propone come una storia fantasy, un racconto d’avventura sullo sfondo di un luogo senza tempo. La totale assenza di verosimiglianza traspare da tutti gli elementi messi in scena che contribuiscono a creare una dimensione straniante, non consentendo allo spettatore di immedesimarsi completamente nella vicenda. A partire dalla rappresentazione della natura la cui asprezza è stemperata da immagini di cieli stellati e di acque dolci e cristalline che diventano teatro dei giochi tra Keta e Alpha. I volti dei protagonisti, inoltre, non evocano le fattezze degli uomini preistorici e i loro abiti tradiscono un gusto e una fattura fin troppo moderni.


D’altronde è evidente che il film si muova sul terreno del poema fiabesco raccontando una straordinaria avventura attraverso un linguaggio altamente spettacolare. Il cinema d’azione si fonde con quello d’animazione conferendo ad alcune scene, come quelle di caccia, un grande impatto visivo. Alpha è sia un animale in carne ed ossa, nelle scene più intime con Keda, che un personaggio creato in digitale nelle sequenze d’azione. Non si registra nessuna differenza tra i due grazie a una realizzazione fortemente realistica delle creazioni digitali. La fotografia, inoltre, riesce ad annullare la differenza tra le figure umane e quelle computerizzate. Ed è proprio questo il punto di forza del film: la fusione tra linguaggi diversi per un esperimento che punta tutto sul potere delle immagini.


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