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Independence Day - Rigenerazione

26/09/2016 10:00

Maurizio Encari

Recensione Film, Film Fantascienza, independence day, Independence, Emmerich,

Independence Day - Rigenerazione

Come bisogna approcciarsi al sequel di uno dei più celebri blockbuster anni '90?

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Sono passati vent'anni da quando l'umanità, grazie al coraggio e all'inventiva di pochi coraggiosi, è riuscita respingere il devastante attacco alieno. E non tutto il male è venuto per nuocere: ora il nostro pianeta si è dotato di tecnologie impensabili senza l'ausilio di quelle extraterrestri, il cui studio ha permesso passi da giganti anche nel settore della colonizzazione spaziale. Questo lungo periodo di pace non è però destinato a durare e quando una gigantesca navicella si avvicina alla Terra, gli eroi di un tempo dovranno tornare nuovamente in azione per fermare la minaccia: Barry Levinson, ora a capo del settore Ricerca e Sviluppo internazionale e l'ex-presidente Thomas J. Whitmore riscenderanno in campo a fianco di nuove leve, tra cui il figlio del defunto capitano Steven Hiller, per affrontare la nuova e assai più temibile minaccia.


Come bisogna approcciarsi a un sequel del peso di Independence Day - Rigenerazione, proseguo a distanza di due decadi di uno dei più famosi blockbuster anni '90? Domanda difficile. E la risposta non può certo essere assolutista, poiché i (non pochi) fan del capostipite apprezzeranno molte scelte auto-citazioniste denotandone al contempo le mancanze e le scorciatoie narrative che lo rendono oggettivamente meno riuscito dell'originale. Il fattore nostalgia è sicuramente importante nelle due ore di visione, e poco si sente alla fine l'assenza di Will Smith giacché i graditissimi ritorni di Bill Pullman e Jeff Goldblum valgono il prezzo del biglietto: i loro due personaggi (insieme ad altre piacevoli vecchie conoscenze) sono infatti l'anima carismatica di un cast in cui le new-entry non riescono mai a lasciare il segno, vittime anche di una sceneggiatura sin troppo veloce in alcuni passaggi e a cui avrebbe giovato una messa in scena più lunga di almeno una mezzora.


Le interconnessioni personali tra i diversi partecipanti a questa battaglia per la sopravvivenza non trovano infatti mai il necessario tempo di svilupparsi, con tanto di risvolti drammatici e improvvise perdite in serie privi della corretta carica empatica atta a provocare sussulti nel pubblico; sempre presente invece quella caustica componente ironica in grado di alleggerire i passaggi più potenzialmente tensivi. Laddove la storia pecca, pur risollevata da sequenze clou che si rifanno palesemente al film del 1996 in una sorta di malinconica fotogallery della memoria, il comparto puramente spettacolare non lascia certo indifferenti e nonostante manchi un vero e proprio senso di meraviglia come in passato gli effetti speciali compiono il loro dovere con il giusto impatto visivo, offrendo alcuni momenti che rendono assai bene in particolar modo sul grande schermo. La parte finale che guarda al filone nipponico dei kaiju-eiga, genere già indagato da Roland Emmerich nel poco ispirato Godzilla a stelle e strisce, appare forse improbabile ma non per questo meno avvincente, lasciando spazio ad un epilogo eccessivamente sbrigativo in cui vengono spalancate le porte al già annunciato sequel che dovrebbe essere realizzato nonostante gli incassi al di sotto delle aspettative.



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