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Point Break - Punto di rottura

11/09/2017 11:00

Federica Cremonini

Recensione Film, Film Azione, Point Break,

Point Break - Punto di rottura

Un cult anni '90, il primo vero successo di Kathryn Bigelow

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Un gruppo di rapinatori assalta le banche di Los Angeles da oltre tre anni, agendo indisturbati grazie a un travestimento piuttosto originale: i loro volti sono coperti da maschere raffiguranti ex presidenti degli Stati Uniti. Smascherarli e fermarli sarà compito della giovane recluta Johnny Utah (Keanu Reeves), che ha già in mente una teoria: la banda di rapinatori sarebbe, in realtà, un gruppo di surfisti che compie questi colpi per finanziarsi viaggi in giro per il mondo. Johnny si infiltra, allora, nel mondo del surf per indagare più da vicino, ma i suoi piani vengono alterati dalla conoscenza di Bodhi (Patrick Swayze), “cercatore” dell’onda perfetta.


Il termine "point break" fa parte del gergo dei surfisti e si riferisce al punto esatto in cui l’onda colpisce la sabbia o la roccia, in cui l’acqua incontra la terra. Point break è il punto di rottura di un elemento sull’altro; due mondi diversi, forse opposti, che possono toccarsi solo urtandosi continuamente. È il rapporto tra i due protagonisti, Johnny Utah e Bodhi “Bodhisattva”, rispettivamente incarnati da un giovanissimo Keanu Reeves e da un Patrick Swayze al massimo del suo splendore, entrambi con già oltre una decina di interpretazioni alle spalle: opposti nel rapporto con la Legge, quindi anche adiacenti come la sabbia e l’oceano, eternamente attratti in un gioco di duelli, fughe affannate e inseguimenti senza soste.


Con Point break, Kathryn Bigelow (al tempo moglie di James Cameron, produttore esecutivo di questo e del successivo Strange Days) riesce a donare nuova linfa vitale al genere action, che oramai sembrava aver detto tutto, abbracciando gli stereotipi del genere e rivitalizzandoli. La regista canadese combina splendide sequenze d’azione - come quella, indimenticabile e spesso imitata, dell’inseguimento attraverso i vicoletti suburbani di Los Angeles che culmina in un fatidico sguardo chiave fra segugio e fuggitivo – a un approfondimento psicologico che fa della sua opera un film di genere intelligente e magnetico. Ben oltre il cinema muscolare e il poliziesco, ben più entusiasmante dei numerosissimi epigoni. Se il “point break” dell’agente speciale interpretato da Reeves è lo scontro-incontro con Bodhi-Swayze, che sostituisce l’altra parte di un rapporto mancante con il suo collega più anziano Angelo Pappas (con cui non si stabilisce mai alcun tipo di avvicinamento), per lo spirituale Bodhi il punto di rottura è rappresentato dalla nevrotica ricerca dell’onda o della caduta perfetta, sua massima ambizione e irrefrenabile pulsione di morte verso cui si protende di continuo. E Kathryn Bigelow, che apre e chiude il film con l’immagine di un’onda, ne è stregata. Almeno tanto quanto il giovane Johnny Utah. Indiscusso cult movie degli anni ’90, Point break rappresenta il primo vero successo di Kathryn Bigelow e diviene rapidamente una delle più grandi icone del cinema action di tutti i tempi.



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